Recensione: Il Terzo Capitolo della Saga di Pearl e Maxine
Il secondo capitolo, Pearl, ci ha riportati indietro nel tempo, alla fine della Prima Guerra Mondiale, per esplorare l'America più profonda attraverso la storia di Pearl, la squilibrata co-protagonista del primo film. Questo terzo, e forse ultimo, capitolo torna invece a seguire Maxine e la sua lotta per sopravvivere nei turbolenti anni '80, all'alba dell'era del video domestico. Se i primi due episodi si distinguevano per la loro forte impronta e originalità, pur nelle loro differenze, questo terzo film mantiene un’energia vivace e brillante, pur perdendo un po’ di coesione drammatica, soprattutto a causa di un'enfasi finale che risulta affascinante ma non del tutto credibile.
Mia Goth, come già in Pearl, è il vero fulcro del film e la sua forza trainante. Ti West la segue con passione, facendo ruotare tutto attorno alla sua interpretazione sfaccettata e intensa. Maxine, con la stessa determinazione di Pearl ma con maggiore lucidità e meno follia, è risoluta nel farsi notare: desidera il successo per una realizzazione personale e, con il passare degli anni, si rende conto che il porno non è la strada giusta per ottenerlo.
L’horror, invece, è più "rispettabile" e potrebbe essere il trampolino di lancio ideale. All'inizio del film, Maxine chiede al suo amico, il gestore di un negozio di videocassette, di elencarle gli attori che hanno raggiunto la fama dopo aver iniziato proprio nel cinema horror, trovando in questo una sorta di conforto. Sola in un mondo di lupi, Maxine non si autocommisera e sa come difendersi, come dimostra subito nella sua reazione a un tentativo di aggressione.
L’universo cinematografico è ricreato con numerosi riferimenti e citazioni, tra cui un momento in cui Maxine si rifugia addirittura nella casa di Norman Bates da Psycho. Il ritratto della protagonista è costruito in modo tale che, nonostante il suo carattere spigoloso, sia impossibile non seguirla con apprensione, temendo per la sua sorte mentre la morte la circonda. Interessante anche il personaggio del regista horror, una figura poco comune nel cinema americano degli anni ’80, che condivide con Maxine l’ambizione di emergere in un mondo dominato dagli uomini, creando un legame unico con l’attrice.
La sottotrama del serial killer arricchisce la storia e omaggia in modo meticoloso i film slasher degli anni '80, su cui Ti West concentra ora la sua attenzione revisionista. Tuttavia, è anche l'elemento più convenzionale del film, meno incisivo, pur mantenendo un certo valore di intrattenimento. Il finale, con la rivelazione dell’identità dell'assassino, chiude il cerchio sul passato di Maxine, offrendo una breve riflessione sull’effetto morboso della violenza nei media.
Oltre alla straordinaria performance di Mia Goth, attrice davvero eccezionale sotto ogni aspetto, il film si avvale di un cast eccellente. Spiccano un viscido Kevin Bacon nei panni di un detective privato che gioca con il fuoco e un affabile Giancarlo Esposito, l'agente che ogni attrice vorrebbe avere.