Alien Saga: Álvarez esplora le origini
Esplorando la Nuova Frontiera del Franchise di Alien: Uno Sguardo a Alien: Romulus
Il franchise di Alien è da sempre una pietra miliare dell’horror sci-fi, con il classico del 1979 di Ridley Scott che ha stabilito un’eredità di tensione, paura e lotta per la sopravvivenza contro orrori extraterrestri. Mentre la serie continua a evolversi, i fan sono ansiosi di vedere l’ultimo capitolo di questo iconico universo: Alien: Romulus. Diretto da Fede Álvarez, conosciuto per il suo lavoro su Evil Dead e Don’t Breathe, questo nuovo capitolo promette di rilanciare il franchise con una nuova intensità e una più profonda esplorazione della sua oscura mitologia.
Alien: Romulus segna il ritorno alle origini del franchise con il suo primo film supportato da Disney. Fede Álvarez porta l’essenza viscerale di un B-movie, ma l’omaggio ai precedenti capitoli della saga ne indebolisce la purezza.
In effetti, Alien: Romulus è principalmente una miscela dei film precedenti. Álvarez, pur presentando alcune buone idee di sceneggiatura e messa in scena, finisce per somigliare troppo a una band tribute. I riferimenti ai film passati sono evidenti, ma le dinamiche tra i personaggi presentano un elemento interessante nei loro rapporti con l'androide Andy, interpretato dal notevole David Jonsson. Conosciuto per il suo lavoro in Industry, questo film gli offre un’importante opportunità sul grande schermo. Per Rain, Andy è tutto ciò che rimane di suo padre, e lui sembra veramente un fratello, tanto che non riesce a dirgli che sul pianeta che vogliono raggiungere, lui sarebbe obsoleto. Per un altro membro del gruppo, però, Andy rappresenta la logica aziendale che ha portato via sua madre, facendolo odiare tutti gli androidi. Inoltre, Andy è cruciale per la missione, perché solo lui, essendo un prodotto della Weyland-Yutani, può sbloccare alcune aree della stazione orbitante. E come se non bastasse, Andy finisce per essere posseduto da un modulo aziendale che gli conferisce un notevole aggiornamento, ma cambia anche le sue direttive.
Come in Prometheus e Alien: Covenant, la trama di Romulus ruota principalmente attorno all’androide, ma in un modo completamente diverso, legato sia alle emozioni degli esseri umani intorno a lui che al tema aziendale che è sempre stato presente nella serie. Álvarez resuscita anche digitalmente il defunto Ian Holm per i tratti dell'androide malefico a bordo. Di solito, una scelta del genere sarebbe di cattivo gusto, ma qui funziona perché l'androide è così malmesso che non ha bisogno di sembrare un vero umano: il suo volto è semplicemente una maschera, e la sua ontologica e manifesta disumanità è coerente con la narrazione, oltre a essere un omaggio al film originale.
Tuttavia, Alien: Romulus non si accontenta di tornare alla visione di Ridley Scott. Nel suo secondo atto, presenta ai protagonisti un nido di xenomorfi, spostandosi nel territorio di James Cameron. Ci sono anche elementi che riprendono gli esperimenti genetici di Prometheus, e il finale richiama fortemente Alien: Resurrection di Jeunet. A proposito, il regista ha dichiarato di essersi ispirato al videogioco Alien: Isolation, attraverso i telefoni a bordo e il loro legame con gli eventi che si svolgono.
Il film funziona bene per i primi tre quarti, ma quando la trama dovrebbe concludersi, viene estesa da un confronto finale. Questo richiama il breve scontro finale sulla navetta di fuga di Scott, ma qui diventa molto più lungo e elaborato, risultando in un eccesso di azione. Il cenno al film di Jeunet avrebbe potuto essere riservato per un futuro capitolo, senza allungare la durata di Alien: Romulus, che brilla meglio nella sua forma più snella. Un altro difetto minore è l'eccessivo numero di incontri ravvicinati con gli alieni, che perdono tempo mostrando i denti e spruzzando liquidi, dando ai personaggi ripetute opportunità di trovare modi per affrontare i xenomorfi.
Nel complesso, dopo il peso e le aspettative eccessive di tutti i sequel dal terzo film in poi e i dimenticabili crossover con Predator, questa reinterpretazione che cerca di catturare lo spirito originale della saga è sicuramente benvenuta. Non è un soffio di aria fresca, ma almeno è un rinfresco riciclato da un condizionatore d’aria. Certo, questo tipo di revival di franchise ha funzionato meglio con Prey per Predator, che ha introdotto elementi innovativi, ma Álvarez fa comunque un buon lavoro, e Cailee Spaeny, sebbene meno un’amazzone di Ripley, fa anche una buona impressione.
Le Aspettative dei Fan e il Futuro del Franchise
Con Alien: Romulus, il franchise mira a rivitalizzare l'interesse rimanendo fedele agli elementi che lo hanno reso iconico. L’enfasi del film sull’horror e sulla narrazione incentrata sui personaggi risuonerà sicuramente con i fan di lunga data e con i nuovi arrivati. La visione di Álvarez per il film suggerisce un approccio fresco al franchise che potrebbe aprire la strada a nuove storie ed esplorazioni nell’universo di Alien.
Con l’uscita imminente del film, l’attesa è alta. Fan e critici sono impazienti di vedere come Romulus contribuirà alla ricca trama della saga di Alien. Se diventerà un nuovo classico o semplicemente un valido capitolo della serie, lo vedremo, ma l’eccitazione per la sua uscita è palpabile.
In breve:
Alien: Romulus è pronto a rilanciare il amato franchise horror sci-fi con una narrazione fresca e spaventosa. Diretto da Fede Álvarez, il film si allontana dalla vastità dello spazio per un ambiente più intimo e claustrofobico su una colonia remota. Con un focus sull’horror psicologico e la sopravvivenza, la pellicola promette un’esperienza avvincente che rende omaggio all’originale esplorando nuovi temi. Con l’attesa che cresce, i fan sono ansiosi di scoprire questo nuovo capitolo della saga di Alien